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Iglesias ed il Parco Geominerario

Cenni

(A cura di Emanuele Atzei)

Il territorio del Comune di Iglesias rappresenta un ambiente raro nel Mediterraneo, per varietà e caratteristiche ambientali, geologiche, biologiche, per i paesaggi naturali spettacolari nella morfologia delle coste e dei rilievi interni, per le cavità sotterranee e per le aree archeologiche. La millenaria attività mineraria ha modellato il paesaggio e insieme la cultura della popolazione iglesiente dando vita ad un ambiente dove la storia accompagna il visitatore tra le splendide testimonianze di archeologia industriale, in mondi sotterranei e a contatto con una natura ancora in grado di stupire. Suggestivi villaggi operai, pozzi di estrazione, migliaia di chilometri di gallerie, impianti industriali, antiche ferrovie, preziosi archivi documentali e la memoria di generazioni di minatori rendono Iglesias un nuovo grande giacimento culturale da scoprire. Non solo opere dell'uomo, ma luoghi in cui la grandiosità della natura meraviglia il visitatore: le splendide falesie e i faraglioni calcarei della costa di Nebida, bellissime insenature e spiagge incastonate fra l'azzurro del mare e il verde della costa come a Masua, le "magiche" cavità carsiche come la splendida grotta di Santa Barbara, nel cuore della miniera di San Giovanni. Non mancano le impenetrabili foreste, popolate da una grande varietà di specie animali, come per il Parco del Marganai che ospita il singolare giardino botanico di Linasia. Fanno da contesto i villaggi minerari di Masua, Nebida, Monte Scorra, Monte Agruxau, Acquaresi, Montecani, San Giorgio, San Benedetto, Baueddu e Malacalzetta, fino ai grandi centri estrattivi di Monteponi e Campo Pisano. Tra questi una rete di antiche e nuove strade, un tempo animate dal passare incessante di minatori e carri carichi di minerale, oggi itinerari a stretto contatto fra la natura e l'archeologia industriale, in un grande ed unico Museo storico-minerario a cielo aperto. Le vicende di questo lembo della Sardegna meridionale iniziano dal neolitico, ma è nel Medioevo, sotto il dominio pisano, che si sviluppa in maniera massiccia l'attività di estrazione dell'argento, prezioso metallo di cui l'iglesiente è ricchissimo. In questo periodo Iglesias, allora chiamata Villa di Chiesa, si sviluppa fino a divenire uno tra i maggiori centri dell'isola, con il castello, una cinta muraria, al cui interno si svolgeva un'intensa attività economica. Nella città si coniano monete d'argento e si adotta un codice legislativo, il Breve di Villa di Chiesa, tra i più antichi codici d'Italia e, novità assoluta, con un'intera parte dedicata all'attività estrattiva. (riquadro) Al termine di questa fiorente fase, dopo un lungo periodo di stasi, Iglesias ritrova slancio economico e produttivo in piena rivoluzione industriale a cui contribuisce in maniera rilevante, segnalandosi a livello nazionale, con le sue produzioni metallifere. Il 1850 con l'avvio dei lavori della società Monteponi, con ingenti capitali privati e l'impiego di tecnologie all'avanguardia, rappresenta l'inizio della moderna industria mineraria sarda che segnerà profondamente la città fino ai nostri giorni. Un periodo nella quale la città si trova la centro della comunità scientifico-industriale europea, partecipando alle più importanti rassegne internazionali come all'Esposizione Universale della Scienza e della Tecnica di Parigi del 1900 in cui furono presentati prototipi e esperienze inedite sulla tecnologia estrattiva e mineralurgica. All'ombra dell'appena ultimata Torre Eiffel, il Vecchio Continente ha modo di apprezzare le tecnologie sviluppate nelle miniere sarde, in particolare da quelli che allora erano tra i maggiori gruppi industriali italiani, le società sarde Malfidano, Montevecchio e quella di Monteponi. La presenza di ingenti risorse, legate ai minerali di piombo, argento e zinco, permise di superare difficoltà giacimentologiche e diseconomie, quali il problema dell'eduzione delle acque sotterranee e quello dei trasporti. Per tali motivi furono avviati i lavori di importanti opere di arte mineraria e di ingegneria come la galleria Umberto I lunga circa 4 Km, scavata alla fine del 1800, per collegare la miniera di Monteponi al mare per consentire l'abbassamento naturale della falda, e coś accedere ai giacimenti più profondi. Negli stessi anni le linee ferrate giunsero nella città; da Cagliari e verso la costa, passando per Monteponi. Il fervore economico è dimostrato anche da ricercate strutture architettoniche che ospitavano luoghi di lavoro e le direzioni delle società minerarie, come la splendida palazzina Bellavista a Monteponi, oggi sede dell'AUSI (Associazione Università Sulcis-Iglesiente) o come i numerosi pozzi tra i quali citiamo solo Pozzo Sella e Pozzo Santa Barbara nella miniera di San Giorgio. Sicuramente il gioiello emblematico che testimonia le capacità e l'altissimo livello tecnico raggiunto nell'ingegneria mineraria è rappresentato da Porto Flavia, dal nome della primogenita del suo ideatore, l'ing. Cesare Vecelli. Realizzato in appena due anni, dal 1924, consent́ per molti decenni il carico delle navi mercantili direttamente dalla falesia attraverso due gallerie che si affacciano di fronte allo spettacolare scoglio di Pan di Zucchero. Ciò permise di evitare il gravoso e lungo lavoro di carico e scarico di piccole barche a vela latina, chiamate bilancelle, svolto dai marinai carlofortini, i galanzieri, che trasportavano le produzioni minerarie fino a Carloforte, da cui poi, trasferite sulle navi mercantili, raggiungevano i principali porti europei. L'opera è ritenuta ingegneristicamente avanzata e di difficile realizzazione, anche ai nostri tempi. L'evoluzione e il progresso della tecnica nelle miniere ha segnato i tempi fino agli anni Novanta, anni che segnarono il definitivo abbandono delle attività. Oggi Porto Flavia, il Museo delle Macchine di miniera a Masua, la galleria Villamarina a Monteponi e la grotta di Santa Barbara, grazie al lavoro di recupero e valorizzazione della società regionale IGEA S.p.A. erede delle società minerarie, sono fruibili ai visitatori e sono diventati uno dei poli di maggior richiamo turistico culturale della Sardegna Meridionale. In particolare nel museo delle macchine di miniera a Masua è possibile ammirare i diversi dispositivi e apparecchiature che nel corso della storia hanno operato nelle miniere, spesso rappresentando dei veri prototipi poi diffusi in altre parti del mondo. Le dimensioni e le forme dei mezzi riescono ad incuriosire e stupire i visitatori di tutte le età. La galleria Villamarina, nel cuore dell'importante centro minerario di Monteponi, rappresenta un percorso sotterraneo all'interno del quale è possibile ammirare le tracce di antichi lavori, la sala argani in cui è ancora custodito il motore elettrico del Pozzo Sella e il pozzo Vittorio attraverso il quale si possono raggiungere i diversi livelli della miniera. La grotta di Santa Barbara fa parte delle cosiddette "grotte di miniera", ossia che si trovano in prossimità di cantieri minerari sotterranei e, come in questo caso, che sono state scoperte durante le lavorazioni minerarie. Ricchissima in concrezioni e fenomeni carsici di diverso tipo, tra cui stalatiti, stalagmiti, preziose cristallizzazioni di barite e altro, si raggiunge attraverso una galleria a bordo di un trenino elettrico che contribuisce a rendere ancora più emozionante la visita. Nel centro urbano di Iglesias, tra palazzi della borghesia cresciuta grazie ai proventi delle miniere, in mezzo ad edifici simbolo del passato industriale, si trova la sede dell'Associazione Mineraria Sarda, attorniata da un bel parco e interessante soprattutto per la ricca biblioteca che conserva. Accanto l'Istituto Minerario Giorgio Asproni, dove in oltre un secolo di vita si sono formati i tecnici che hanno lavorato nelle miniere sarde. Nel grande caseggiato dei primi del novecento è possibile ammirare preziose collezioni petrografiche, paleontologiche e mineralogiche. Mentre nel sottosuolo, dove un tempo si esercitavano i futuri periti minerari, è possibile visitare il Museo dell'arte Mineraria, ricco di modelli e plastici di impianti di trattamento dei minerali, di macchinari, fotografie d'epoca e disegni, fino ad un breve, ma suggestivo, percorso in sotterraneo. Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, che ha sede ad Iglesias, ha lo scopo di recuperare, conservare e valorizzare questo immenso patrimonio culturale e di archeologia industriale che l'attività mineraria ci ha lasciato in eredità. Nell'ottobre 1997 a Parigi l'assemblea generale dell'UNESCO dichiara il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna "il primo Parco della rete mondiale dei geositi-geoparchi". Le 8 aree del Parco, per complessivi 3500 Km2, ne fanno uno tra i parchi nazionali più estesi ed eterogenei d'Italia. Al turista in visita, si apre con Iglesias la porta di un Museo Geominerario unico al mondo, dove potrà ripercorrere 8 mila anni di storia mineraria durante i quali, popoli diversi, alla ricerca di minerali, si sono succeduti lasciando indelebili tracce di una affascinante cultura.

immagine Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna

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