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Archivio Storico Comunale

INTRODUZIONE



Presentazione

L'uomo, fin da epoche ormai lontane, ha sentito l'esigenza di conservare le tracce del suo passaggio, e soprattutto di preservare i suoi diritti certificandoli in documenti da tramandare in maniera univoca e permanente. La conservazione dei documenti "a perpetua memoria" costituisce lo scopo essenziale dell'archivio.Secondo la definizione più largamente accettata oggi, Archivio è il complesso dei documenti prodotti da un ente o da un privato nel corso dello svolgimento della propria attività, legati fra loro reciprocamente da un vincolo originario, necessario e determinato, detto vincolo archivistico, per cui ciascun documento condiziona gli altri ed è dagli altri condizionato.Il documento è il prodotto finale, la testimonianza dell'attività svolta da un ente o da un privato. Nasce con finalità di carattere essenzialmente pratico, amministrativo. Poi, col tempo, quest'aspetto si affievolisce e l'Archivio assume una connotazione prettamente culturale.


L'archivio storico ha il compito di conservare i documenti che sono pervenuti ad esso dall'archivio di deposito (che è formato dal complesso dei documenti riguardanti affari non più in corso di trattazione ma verso i quali permane un preminente interesse amministrativo da parte dell'organismo al quale l'Archivio appartiene) dopo aver superato una fase detta di scarto o selezione; ma il termine conservare non deve essere inteso in senso passivo come una mera custodia del documento, infatti esso implica un intenso lavoro di ricerca, di ordinamento e di inventariazione che ha lo scopo ultimo di mettere a disposizione dell'utente che ne fa richiesta uno strumento utile per la sua ricerca.



La ricchezza qualitativa dei documenti in esso conservati ha fatto si che il nostro Archivio sia stato riconosciuto nel 1979 dal Ministero dei Beni culturali "di notevole importanza storica" ed essendo un archivio di un ente pubblico è soggetto alla vigilanza della competente Soprintendenza Archivistica Regionale. I documenti sono liberamente consultabili, ad eccezione di quelli di carattere riservato relativi alla politica estera o interna dello Stato, che divengono consultabili cinquant'anni dopo la loro data, e di quelli riservati relativi a situazioni puramente private di persone, che lo divengono dopo settant'anni.


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A.S.C.I. , 1° sez., b. n° 1 Anno 1327 " Breve di villa di Chiesa"


Contenuti

Nell'Archivio Storico di Iglesias viene conservata "a perpetua memoria" la storia di Villa di Chiesa, antico nome della città, a partire dal periodo catalano aragonese, spagnolo e sabaudo.


La serie dei documenti ivi contenuti prende avvio con il Breve di Villa di Chiesa, antico codice di leggi risalente al periodo catalano aragonese e, più precisamente, al 1327. Esso è pervenuto sino a noi nella sua veste autentica "in carta di montoni" come prescriveva lo stesso Breve, ed è un bel manoscritto in pergamena, in stato di conservazione discreto, vergato in un'accurata scrittura gotica libraria in lingua volgare pisana. Nella copertina sono visibili motivi arabescati incisi entro cornici rettangolari che, partendo dai bordi della copertina e parallelamente alla stessa, diminuiscono di grandezza verso l'interno. Al centro vi è un rosone. La legatura è completata da quattro borchie metalliche di colore argento munite di fibbie. Il codice è privo di miniature, sono alquanto decorate le lettere iniziali dei capitoli, che furono realizzate in caratteri onciali e con un pesante tratteggio. Sono in rosso le rubriche, le parole di raccordo dei fascicoli.


Il Breve, nella redazione definitiva, rappresenta il risultato di una lunga elaborazione legislativa che ha inizio nel periodo della signoria donoratica e si conclude in quello della dominazione aragonese. Tale dato è confermato dallo stesso Breve che contiene frequenti riferimenti ai brevi vecchi compilati in epoche precedenti e rivela talvolta una scarsa coordinazione tra i capitoli di uno stesso libro.La redazione definitiva del Breve, strutturata in quattro libri, risale pertanto al periodo della dominazione diretta di Pisa su Villa di Chiesa, essendosi limitato l'operato dei brevaioli dell'epoca aragonese alla sostanziale recezione della legislazione pisana e all'affermazione della sovranità del re d'Aragona.


Dopo essere restato nell'oblio per alcuni secoli, il Breve è stato riportato alla luce dal Conte Carlo Baudi Di Vesme che lo scoprì nel 1865 nell'Archivio Comunale di Iglesias. Fu lui ad intuirne l'importanza e a prepararne una edizione critica con ricco corredo di note, introduzioni, commenti e documenti allegati che fu pubblicata dopo la sua morte nel 1877, nella collana Historiae Patriae Monumenta.


IL PRIMO LIBRO contiene la descrizione degli organismi istituzionali che sono preposti all'esercizio del potere amministrativo e giurisdizionale nella circoscrizione territoriale di Villa di Chiesa.La prima parte descrive minuziosamente i doveri, i diritti e le funzioni dei funzionari regi della corte, che è il centro amministrativo e giurisdizionale della città. La seconda parte contiene la normativa relativa agli ufficiali dell'università di Villa di Chiesa.La terza regola materie varie quali festività religiose, usi civici, funzioni pubbliche non contemplate nelle parti precedenti.


IL SECONDO LIBRO può considerarsi diviso in due parti. La prima detta le norme principali relative alla procedura penale; la seconda contiene la descrizione dei reati e delle pene previste per chi li commette, partendo dalle fattispecie più gravi per terminare con le minori.


IL TERZO LIBRO, originariamente dedicato al diritto civile e alla relativa procedura, è andato via via comprendendo anche una serie di norme amministrative, fiscali e di polizia.


IL QUARTO LIBRO disciplina in maniera specifica la materia minero- metallurgica. Esso espone le funzioni dei maestri del monte e degli altri pubblici ufficiali che hanno competenze nel settore minerario; detta la normativa relativa all'occupazione e alla coltivazione dei giacimenti nonché al commercio dei minerali; definisce i diritti e i doveri dei soggetti interessati, in qualche modo, all'industria minero-metallurgica. Esso presenta un notevole numero di termini tecnici, aventi origine germanica, che sono penetrati nella Penisola probabilmente attraverso le infiltrazioni barbariche e si sono imposti anche in Italia a causa delle più progredite o più diffuse tecniche minerarie di quelle popolazioni. Di tali vocaboli non sempre è agevole dare l'equivalente preciso in termini moderni, e sono stati oggetto di particolare indagine da parte del Baudi Di Vesme.E' quest'ultima la parte più originale della raccolta legislativa, che diversifica il Breve dai coevi statuti di area italiana; costituisce infatti la più antica normativa a noi pervenuta che regolamenti l'industria estrattiva e ci consente di conoscere l'organizzazione del lavoro, la tecnica di estrazione del materiale e della fusione.


Foto Breve


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ASCI , 1° sez. , b. n° 1 anno 1327 "Breve di villa di chiesa - Statuto della città di Iglesias dell'anno 1327. Pubblicato interamente in Baudi di Vesme, Codex Diplomaticus Ecclensiensis.


Nella prima sezione dell'Archivio Storico (anni 1327-1925) sono inoltre presenti 68 pergamene, alcune delle quali presentano ancora il sigillo pendente, 49 documenti cartacei datati tra il 1355 e il 1767, e una ricca documentazione del periodo catalano-aragonese, spagnolo e sabaudo.


Foto pergamene

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ASCI , 1° sez. , Perg. n° 18 Gerona, 25 maggio 1358 Pietro re d'aragona rinnova e conferma il privilegio, dato a barcellona addi 22 aprile 1338, concesso a villa di chiesa, che a quelli che vi si recassero fosse lecito durante il viaggio pascolare i loro buoi, cavalli ed altri animali nei salti e nelle foreste.


(si conserva il sigillo di cera rossa)


(Pr. in Baudi di Vesme, codex diplomaticus ecclesiensis, sec. XIV, doc. LIV e LXXX, col. 419 e 460)


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Una seconda sezione dell'Archivio comprende la documentazione prodotta dall'amministrazione comunale dal 1926 al 1955. Prosegue comunque l'attività degli archivisti per completare il riordino fino a comprendere la documentazione anteriore agli ultimi quarant'anni e la redazione dell'inventario definitivo.I documenti di questa sezione sono classificati sulla base di un prontuario che risale al 1897, e che suddivide la materia in 15 categorie, ogni categoria è a sua volta divisa in classi, e ogni classe in fascicoli. Le categorie di classificazione furono previste nel numero di 15 nel 1897 da una disposizione del Ministero dell'Interno che dettò in questo modo le norme sulla tenuta degli atti d'Archivio nei Comuni e sulla loro classificazione. Le 15 categorie corrispondevano ai principali settori cui erano riconducibili le attività e le competenze comunali(finanze, lavori pubblici, stato civile, pubblica istruzione etc.)



L'archivio custodisce inoltre la collezione archeologica Pistis-Corsi, donata dagli eredi al Comune di Iglesias e oggi messa a disposizione degli studiosi e amanti dell'archeologia. La collezione consta di 139 pezzi di materie diverse, prevalentemente in ceramica, ma anche di vetro, pietra e metallo. Cronologicamente appartengono ai periodi della Preistoria, della colonizzazione Fenicio-Punica e Romana, dell'Alto e del Basso Medioevo; tra i materiali donati vi sono alcune lettere e un medagliere composto da 591 monete.

Foto collezione Pistis


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Alla custodia dell'Archivio è stata affidata anche la collezione, di proprietà del Liceo scientifico, delle opere del Maestro Remo Branca, che comprende legni, xilografie e dipinti originali dell'artista sardo.


Di grande importanza e largamente consultato da studenti e studiosi è il fondo costituito dalla ricca documentazione della ex Soc. Monteponi-Montevecchio, che aveva in gestione le miniere del Sulcis-Iglesiente a partire dal 1850 e che è stato donato al Comune di Iglesias nel 1993. Questo archivio rappresenta una preziosa testimonianza di 150 di storia mineraria del Sulcis Iglesiente.In esso infatti sono confluiti non solo gli archivi della Società di Monteponi(1850-1961) e della Montevecchio Società Italiana del Piombo e dello Zinco (1940-1961), che poi si fusero dando origine alla Monteponi/Montevecchio S.p.A. (1961/1993), ma anche gli archivi delle società che precedettero la Montevecchio e in essa confluirono, cioè la Società italiana del Piombo (1930-1936), la Società italiana dello Zinco (1935/1937), la Società italiana del Piombo e dello Zinco (1936/1939) e infine la Montevecchio Società Anonima Mineraria (1933/1940).Esso è costituito dalla documentazione sociale, amministrativa, contabile, tecnica prodotta dalle società e dalle direzioni delle singole miniere, cui si aggiungono 800 disegni relativi a impianti e infrastrutture e una notevole quantità di materiale fotografico.


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ASCI Arch. Min. MP/MV, serie Generale, busta n. 1122

Commemorazione ing. Erminio Ferraris - 10 ° Anniversario della scomparsa (1938)


Nella sala di studio è presente inoltre una ricca biblioteca specialistica che raccoglie testi sulla storia della Sardegna, sulla città di Iglesias e sull'attività mineraria, sistemata in scaffalature aperte. E' presente inoltre una sezione audiovisivi, con diapositive relative all'archeologia industriale mineraria, videocassette e nastri riguardanti le miniere e l'habitat minerario, microfilms che riproducono l'intera serie dei registri della zecca di Villa di Chiesa dal 1324 al 1364 recuperati nell'Archivio della Corona d'Aragona in Barcellona.


immagine Sala Studio

Attività di laboratorio didattico


Questa iniziativa, attivata grazie alla collaborazione della Soprintendenza Archivistica per la Sardegna, parte dalla convinzione che la connotazione fondamentale dell'Archivio non deve essere quella di luogo di conservazione e custodia della memoria, riservato ad una ristretta cerchia di studiosi, bensì di centro propulsore di attività culturali volte a coltivare la memoria di un popolo, e quindi, in quanto patrimonio collettivo, aperto a chiunque.I vari istituti scolastici cittadini hanno avviato, a partire dall'anno scolastico 1999/2000, presso l'Archivio, una sperimentazione di utilizzo didattico delle fonti archivistiche.

Le scolaresche vengono accompagnate nella ricerca e nell'esame dei documenti dal personale dell'Archivio e lavorano sotto la guida degli insegnanti e di alcuni funzionari della Soprintendenza Archivistica per la Sardegna.Lo scopo principale di questa attività è quello di far conoscere ai ragazzi il patrimonio documentario in possesso dell'archivio ed avvicinarli ad un tipo di ricerca a contatto diretto con le fonti della storia locale, con i documenti, che sono le testimonianze su cui la storia si fonda, rafforzando così le loro radici culturali e contribuendo alla loro formazione di cittadini.Da questa attività sono finora scaturiti lavori ricchi di aspetti inediti di storia locale ricostruita con rigore sulla base dell'attendibilità delle fonti archivistiche .


La struttura che ospita attualmente l'Archivio Storico, sito in Via delle Carceri, inaugurata nell'autunno del 1997, era un tempo adibita a carcere mandamentale sino al 1973, ed esisteva probabilmente fin dalla fine del 1700.


L' Archivio è aperto al pubblico il mattino dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e il pomeriggio dal lunedì al venerdì dalle 16.00 alle 18.30. Nella sala auditorium dell'Archivio si tengono anche manifestazioni e conferenze di natura culturale che rientrino nella programmazione delle attività culturali del Comune.


ARCHIVIO STORICO COMUNALE VIA DELLE CARCERI TEL. 0781/24850 - 258004


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Sala conferenze Archivio Storico


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Interno Archivio Storico



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Locali di deposito



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Locali di deposito


Materiale fornito dalla Dott. Antonina Mariorana direttrice dell' Archivio Storico Comunale, si ringrazia per la gentile collaborazione.


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